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Startup e imprenditoria giovanile

 15 novembre 2017
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 Categoria: Tecnologia
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 Scritto da: admin
startip imprenditoria giorvanile

Spesso sentiamo collegare i due concetti di imprenditoria giovanile e di start up. Perché? Di cosa si tratta esattamente?


Non molti sanno che il sistema legislativo italiano si è occupata di questo fenomeno economico cercando di definirlo in termini giuridici con la legge 221/2012 di conversione del decreto legge 179/2012. Il sistema legislativo è stato in seguito innovato con il decreto legge 76/2013 convertito dalla l. 3/2015. Ai sensi della normativa vigente la startup è un’impresa innovativa che abbia come oggetto lo sviluppo, produzione e commercializzazione di servizi o prodotti con un grande valore innovativo e tecnologico. La normativa, quindi detta anche altre caratteristiche obbligatorie per definire la start up istituendo, tra l’altro, una sezione specifica del Registro delle imprese in cui poter iscriverla e speciali esenzioni e agevolazioni per gli investimenti.


E’ infatti proprio quello degli investimenti una particolare caratteristica della start up che nella sua accezione più pura nasce come un’idea brillante di giovani menti creative ma con una limitatissima competenza e copertura finanziaria: la start up, quindi fin dalla sua nascita richiede finanziamenti esterni dietro cessione di quote della società. In poche parole: menti giovani e prolifiche chiedono fiducia al mondo finanziario per creare qualcosa di nuovo e, a volte, molto remunerativo da un punto di vista economico (qualche esempio di successo? Facebook, Instagram). Questi finanziamenti sono richiesti in ogni fase dell’impresa. La prima fase è detta di pre-seed, ovvero durante la fase di sperimentazione vera e propria, in cui l’investimento è piuttosto rischioso trattandosi di un’azienda in fase embrionale, e quindi contenuto. La seconda è quella di seed: l’azienda è stata costituita, ma ancora si è in fase di sperimentazione di prototipi da offrire sul mercato. Infine la fase early stage in cui l’azienda esiste, ha sperimentato l’idea di prodotto o servizio da offrire sul mercato, ma la validità dell’idea di base è ancora da testare. Gli investitori che finanziano le start up sono tradizionalmente le banche, lo Stato e gli Enti locali attraverso un sistema di finanziamenti pubblici ma anche i cd. business angels, ovvero imprenditori o manager con mezzi economici ed esperienza economica, i venture capital, che coincide con una forma di investimento specifica chiamata a finanziare idee imprenditoriali creative ad alto rischio e realizzata da operatori professionali, il crowdfunding, una sorta di moderna raccolta fondi tramite internet.


Non tutte le start up ce la fanno a superare i primi step, ma alcune sì. Un esempio è quello di Decor Design, azienda viterbese che si occupa della produzione di oggetti di design utilizzando materiali naturali e completamente ecosostenibili e la tecnologia delle stampanti 3D. Dopo una fase di ricerca e sviluppo di materiali, l’azienda è partita con la creazione di alcune linee interessanti di vasi, sedie e tavolini realizzati in canapa, PLA di grano, barbabietola e mais, e legno di cocco e ulivo.


In un mondo in cui tutto sembra fermarsi per la paura e la sicurezza che non ci sia più nulla di nuovo da realizzare, un esempio di successo deve essere la giusta leva che muove i giovani a pensare che forse, anche se non sempre, le idee innovative possono divenire realtà.

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